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Lavorare e vivere in Inghilterra. Il mio anno a Liverpool

Non tutti gli italiani scelgono Londra quando si tratta di cercare fortuna (o semplicemente lavoro) in Inghilterra. Bhè, personalmente non ho nemmeno scelto.

Questo articolo ha raggiunto la prima pagina di Google. So cosa significa lasciare tutto e approcciarsi ad una nuova cultura. Se hai bisogno di consigli o feedback sulla città, commenta questo articolo! Sarò felice di aiutarti!
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Novembre.

Ed eccomi qui, in un treno che mi porterà a 400 km a nord della capitale britannica, in una città quasi più gallese che inglese. E guai a chiedere informazioni in giro, è la terza persona che mi guarda come se stessi partendo per il fronte durante la II guerra mondiale. Cosa avrà di cosi brutto/pericoloso questa Liverpool?

“Ding, dong. Lime Street Station, Liverpool. End of line”

Liverpool Lime Street Station

Prendi i bagagli, una vita intera in due valigie e cerca un taxi.

“Werugaing, mate?”. Cazzo, lo sapevo che l’inglese studiato a scuola non mi sarebbe servito. “Sorry, can you say it again, please?”

“Werugaing, mate?”. Niente, me ne vado per un’ idea. “YMCA Hostel, 15 Leeds St, Liverpool”.

Il programma è stare qui fin quando non avremo un appartamento tutto nostro. Niente da fare, disponibilità solo per due notti. Comincia un’ odissea. 5 alberghi in 7 notti. Impariamo da subito, a nostre spese, che Liverpool, il fine settimana, diventa la meta più ambita da tutti i teenagers del Merseyside.

E con la lingua non va meglio. Una sorta di incrocio tra slavo, tedesco ed inglese. Devo farmi ripetere le cose almeno 3 volte. Dannato me, cosa facevo durante la lezione di inglese?

“Viri ca chisti accussi parranu”. OK. Questo è già più comprensibile, anche se credevo di essere in Inghilterra. “E’ il loro dialetto, lo scouse. Tranquillo, ti ci abituerai!”. Perfetto non sono solo, c’è una mini comunità italiana (siciliana) che mi salverà la vita.

Il prossimo passo è prendere casa. Ma non ci affittano casa se non abbiamo un conto in banca. E non ci aprono un conto in banca se non abbiamo un indirizzo di residenza. Come cavolo ti do un indirizzo di residenza senza avere casa? Panico!

Chiama il casinò. Prova a farti capire e prova a capire cosa rispondono. Fortuna il nostro manager è irlandese. Forse un Dio esiste ancora. Tutto risolto. Abbiamo un conto in banca ed il giorno dopo un contratto di lavoro firmato.

Alla grande!

Se stai cercando una guida alla città, qui puoi trovarne una davvero completissima: COSA VEDERE A LIVERPOOL. UN GIRO NELLA CITTÀ DEI BEATLES

Leo Casino Liverpool

Dicembre.

Subito sui tavoli verdi.

“Open Roulette 7”. Siamo sotto Natale, c’è il pienone tutte le sere e per tutta la notte. Mi guardano tutti. Manager, ispettori, clienti e colleghi. Non credo di assomigliare a Quasimodo, ma nemmeno a Brad Pitt.

“5 thousands change in 25, please!”. Cosa? No, questa volta ho capito bene. Il suo inglese è chiaramente come il mio. Uno schifo. Ma ci siamo capiti. Semplicemente mi sorprende che il mio primo cliente sia più basso di me, abbia più o meno la mia stessa età e che stia giocando più soldi di quanto io guadagnerei in 3 mesi.

“23 red!”.

Pago 2275£ al ragazzino con qualche difficoltà.

“8 Black!”.

Per contare e pagare i 3125£ ci metto decisamente troppo. Mi sento bussare sulla spalla.

“Change dealer”. Già mi danno il cambio?Dopo soli due spin? La mia prima volta alla roulette è durata 3 minuti. Uno sbarbatello con una pornostar sarebbe durato di più.

“Sorry, but we need an experienced dealer for Coutinho!”. Ok, il mio primo cliente è stato un giocatore del Liverpool. Ora ho capito chi guardavano tutti.

Gennaio.

Fine turno, torno a casa. Si finalmente abbiamo una casa. Affitto pagato, spesa fatta, turni di pulizia fatti, suddivisione delle aree comuni fatta, bagni assegnati. Tutto fila lascio.

“Mangiamo?” “Ok, preparo io”. “Sicuro Dario di esserne capace?”. “Compare, cosa ci vuole a fare due hamburger?!”

4 minuti dopo non riesco più a vedere la fine del mio braccio. Una cortina di fumo che mi sorprende i vicini non abbiano ancora chiamato i pompieri. Messaggio vocale su Whattapp con cui richiedo l’aiuto da casa. “Mamma qui stiamo per bruciare un appartamento per fare due hamburger, è normale?” La risposta è di quelle che ti fanno sentire inadeguato e non pronto a vivere da solo. “Avete fatto riscaldare prima la piastra?”

“Dario da oggi ricordami che prima di avventurarci dobbiamo chiamare a casa!”

Leggi anche: cosa vedere a Liverpool: 16 scatti per scoprire la città!

Febbraio.

“Dario, un dottore, chiamami un dottore!”. 4 giorni di febbre. Mai scesa sotto i 39°. Nulla, non verrà perché non mi sono mai registrato al NHS (National Heath Service), ergo non ho diritto ad un medico di base. Cazzo, non morirò cosi.

“Dario accompagnami andiamo noi al centro NHS più vicino!”. Arrivo, mi guardo intorno, c’è qualcosa che non va. Sarà la febbre. Sto delirando.

“Sorry, can I see a doctor, please?”. Non mi sorridere con quella faccia da ebete, infermiera dei miei stivali.

“Are you pregnant?”. Ti pare che posso mai essere incinta? “No, stupida baldracca!”. “This is NHS pregnancy center!”. Ecco cos’era che non andava, era circondato da future mamme. “Can I see a doctor anyway?”. Acconsente. Probabilmente le avrò fatto tenerezza. Se non la stessi vivendo, penserei di trovarmi in una scena trash dei peggiori film comici. Sto spiegando i sintomi alla dottoressa con wikipedia e google traduttore.

Ok, mi rassicura. Non morirò, devo fare una cura di antibiotici di 10 giorni. Sono salvo.

Aprile. 

Go on Roulette 1“. Questa volta sono io a dare il cambio ad un novellino. Il lavoro va alla grande, non ho più bisogno di farmi ripetere le cose 3 volte, so cucinare, fare una lavatrice e stirare le camicie. Non ho la pretesa di essere la casalinga perfetta, ma me la cavo abbastanza.

Ormai sono un scousers anche io. Conosco la città e quello che ha da offrire. Ci sono pub in cui mi sento come a casa. Liverpool non è cosi malvagia come la dipingevano.

Giugno.

 Finito. Dopo 8 giorni di lavoro di fila, finalmente posso godermi 4 days off. Sono le 7.30 a.m. Dai, mi fermo a prendere la colazione al McDonald’s. A casa c’è lei che mi aspetta. Dorme, le do un bacio, sorride ma continua a dormire. Le parole magiche sono “Ti ho portato il muffin dal Mc!”. Questa volta il sorriso è più ampio e gli occhi sono aperti. Mi prendo un meritato bacio e mi lascio cadere in un sonno profondo.

La convivenza è meno complicata di quello che immaginavo. Forse rimarrà qui con me. Non so. I mesi passano. E siamo già ad…

Agosto.

 Il momento dei saluti, pronti ad un altro anno di storia a distanza. Il tassista sta aspettando già da un po’. Ma dovrà ancora pazientare. Il tempo di un altro bacio. E poi di un altro abbraccio. E di un altro bacio ancora. Si chiudono le porte ed è un colpo al cuore. Ci rivedremo presto.

Settembre.

 It’s your last shift, so”. La voce della mia resegnation letter si è sparsa. Siamo di nuovo ai saluti.

“I am gonna miss you & the way to tell me to slow down when I talk to you coz I talk to fast…. Gonna miss you bright happy smile too”

“I wish you all the best Rafa. I don’t know why you left and i don’t need to. I just want to tell you it was a pleasure to see you grow as a person”

“My Rafa, life has many chapters, and I am honoured to have shared this one with you, just a shame it has ended a little sooner than expected!”

Sono alcuni dei messaggi che mi stanno arrivando. Alcune persone qui mi hanno aiutato tanto e mi hanno fatto crescere tanto. Mi mancheranno. E dalle loro parole sembra che io mancherò loro. E’ la più grande gratificazione professionale ed umana che abbia mai avuto. Mi affaccio per l’ultima volta sul dock. E’ l’ alba. Ci siamo solo io e te Liverpool ed è tempo di dirsi addio. E da queste parti c’è un detto: “You can leave Liverpool. Liverpool never leaves you!”

 

 

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