Lettere

Al tassista di Ayutthaya

L’afa thailandese riusciva ogni volta a toglierti il respiro. Ti portava a cominciare la tua personalissima storia d’amore con ogni luogo dotato di aria condizionata. E quel vagone lo era. Ma la voglia di esplorare sa tentare più del diavolo. La stazione della vecchia capitale era poco più grande del mio modesto salone. Ero pronto ad affrontare il classico senso di smarrimento tipico di quando arrivi in un posto nuovo. Se solo avessi avuto il tempo.

“Ehi, where you from?”

Lasciatelo dire amico mio, il tuo non era il più rassicurante dei sorrisi. Un viso solcato da più cicatrici che rughe, capelli corvini scompigliati, pelle ambrata ed un’invadenza propria di chi deve aggiudicarsi il prossimo cliente.

“Where you from?Spain, Brasil?”

Eppure, riuscisti a penetrare le mie difese.

“I-Italy!”

A quel punto sfoderasti la tua arma segreta. Una piccola rubrica che apristi alla lettera “i” e mi invitasti a leggere. Decine di recensioni scritte da viaggiatori che mi avevano preceduto. Escluse le differenze idiomatiche, avevano tutte un denominatore comune: la tua professionalità! Sconosciuti che ti consigliano di affidarti ad uno sconosciuto. Decisamente in contrasto con le raccomandazioni di ogni genitore. Ma ho un debole per chi padroneggia la nobile arte dell’arrangiarsi e tu, con la tua rubrica, dovresti essere riconosciuto come uno dei massimi esponenti.

Il tuo tuk-tuk era il più datato tra quelli parcheggiati fuori la stazione. Pattuimmo il prezzo e poi ci indicasti gli scomodi sedili posteriori. Quello che non mi aspettavo era un posto in prima fila sulla storia della tua vita. Si, perché definirlo abitacolo sarebbe riduttivo. Le foto sul cruscotto parlavano al posto tuo. Una foto di tuo padre alla guida dello stesso tuk-tuk. Una foto di tua moglie che deve aver lasciato questo mondo prematuramente. Una foto di tua figlia che oggi sarà una studentessa universitaria o una giovane donna in carriera. Una foto di tuo figlio che sarà pronto a succederti a quel volante quando sarà il momento.

E poi c’eri tu che silenzioso e prudente sei riuscito a regalarmi una storia da raccontare. Le tue cicatrici e la tua espressione sofferta finalmente avevano un senso. Ti scrivo per chiederti scusa. Scusa per essere scappato via senza aggiungere una recensione al tuo taccuino. Sarebbe stata senz’altro meritata. Ti scrivo con la speranza che questa missiva possa raggiungerti e che tu possa mostrarla al prossimo viaggiatore perché a volte affidarsi ad uno sconosciuto può essere la cosa migliore che tu possa fare

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